L'Isola delle Rose

La ricerca di uno spazio libero d’espressione è un punto fermo lungo la storia dell’uomo. Fin dagli albori dell’umanità, infatti, le civiltà hanno sempre cercato l’affermazione su un dato territorio e l’applicazione di proprie regole, anche diverse da zona a zona.

Tutto questo, ovviamente, è cambiato e si è stabilizzato nel tempo: con l’avvicendarsi dell’età moderna e la progressiva e (almeno apparentemente) inevitabile affermazione degli stati come centro di potere, questi desideri di affermazione si sono trasferiti dalla realtà alla carta, alle tele, all’etere.

Forme politiche d’affermazione personale, però, sono sopravvissute anche ai giorni nostri sotto forma di micronazioni, minime entità, nella grande maggioranza dei casi prive di reale potere, che si propongono come estensione territoriale di desideri e volontà di singoli, a cavallo tra il gioco, la megalomania e l’utopia. Una realtà minima sul piano politico globale, ma di rinnovato interesse, vista la sempre maggior diffusione grazie agli infiniti spazi virtuali concessi da internet.

Si analizzeranno alcuni dei casi più noti, fornendo una classificazione di massima del fenomeno e focalizzando l’attenzione su esempio in particolare, quello della Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose, costituita su una piattaforma al largo di Rimini nell’estate del 1968 e chiaro tentativo di applicazione sul mondo reale di un pensiero politico e sociale di stampo utopico.

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