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Nulla si sa, tutto si immagina

"Ricordo ancora la prima volta che sono arrivato, in tram, un piccolo tram che partiva dalla stazione ferroviaria, si lasciava alle spalle la città e attraversava chilometri e chilometri di campagna in mezzo alle rovine di un acquedotto romano. Alla fine compariva questa specie di costruzione che assomigliava veramente a un ospedale o a una città universitaria e, invece, aveva quel nome magico, Cinecittà. Sono piombato in mezzo a una dimensione cinematografica molto italiana e al centro di tutto questo polverone fatto di comparse vocianti, soldati, schiavi, cocchieri tirati da cavalli, al di sopra di questa marea di persone a un certo punto ho visto alzarsi il braccio di una gru che saliva, saliva, sempre più in alto e, su questa gru, c'era il regista, il regista nella sua massima espressione di apoteosi che si innalzava sempre di più, che saliva verso il sole, verso le nuvole… 

In seguito Cinecittà è veramente diventata la mia città, la dimensione per me più congeniale, qualcosa di simile all'ospedale per il medico, al palazzo di giustizia per l'avvocato."

Parole e musica di Federico Fellini, uno dei più grandi registi italiani, capace di far sognare con alcuni dei più grandi capolavori della nostra cinematografia. Allo stesso tempo, però, come lui era solito definirsi, un "inquilino" di quella Hollywood italiana che era la Cinecittà dei suoi anni d'oro.

 

A partire dal cinema di Fellini, Nulla si sa, tutto si immagina racconta di un'epoca aurea, che Fellini stesso avrebbe contribuito a plasmare: quella delle grandi produzioni internazionali, della Dolce Vita e dei paparazzi.

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