La Chiesa di San Pietro a Condove

April 7, 2018

 

Quando ho ricevuto, qualche giorno fa, il bollettino parrocchiale che ogni anno la Parrocchia di Condove distribuisce per il paese ho potuto vedere, con grandissimo piacere, che ben due pagine intere erano state dedicate al lavoro di ricerca svolto da me negli ultimi anni e poi raccolto nel libretto La Chiesa di San Pietro a Condove. Da una parte, l'intervista che avevo rilasciato a Mario Tonini su L'Agenda.news, dall'altra una mia riflessione sul lavoro dopo la presentazione, lo scorso 7 ottobre 2017, all'interno della Chiesa di San Pietro.

 

Con queste poche righe voglio ringraziare Mons. Claudio Iovine per lo spazio dedicatomi e per il suo supporto a questo progetto, oltre ai membri del comitato "Salviamo la Chiesa Vecchia" e tutti coloro che mi hanno aiutato a realizzare il lavoro. Di seguito, ci tenevo a postare anche qui il mio intervento sul bollettino. Per chi fosse interessato, è sufficiente contattarmi dal sito o via facebook, oppure visitare la Cartolibreria Stefano Davi in Viale Bauchiero 38 a Condove (TO).

 

Un viaggio insieme: ovvero, perché ho scritto un libro sulla Chiesa Vecchia

 

L’incipit può esser sempre lo stesso che ho usato per introdurre il volume: correva l’anno 2014 quando Mons. Claudio Iovine decise di riunire per la prima volta il Comitato “Salviamo la Chiesa Vecchia”, qualche mese prima che avessero inizio i lavori per il recupero dell’edificio.

 

Ripenso a quattro anni fa: il periodo, più o meno, era questo in cui sto scrivendo ora, metà febbraio. All’epoca studiavo ancora Farmacia ed ero solo un ragazzo a cui piaceva suonare, che da un mesetto circa s’improvvisava San Francesco in una compagnia di ragazzi che aveva in mente di portare in scena, prima o poi Forza Venite Gente. Cominciai a lavorare, per la prima volta, come uno storico, ricostruendo dai testi che avevo in mano e da quelli che mi avrebbero messo in mano tutti coloro che mi aiutarono, su tutti Giovanni Falco, la storia e le vicende di quella chiesa davanti alla quale sono passato ogni giorno della mia vita dal ’92, anno in cui siamo arrivati a Condove, e del cui abbandono sono stato testimone.

 

Poi si arrivò a quel 6 aprile 2014. Ricordo che, nei giorni precedenti, togliemmo tanta polvere dal pavimento, dall’altare e dalle cappelle laterali di San Rocco. Quel pomeriggio, davanti a così tanta gente che alcuni s’erano dovuti accomodare sui gradini fuori dalla chiesa, parlai una quarantina di minuti, senza fermarmi. Non l’avevo mai fatto prima e, quello stesso giorno, decisi che mi sarei impegnato con tutto me stesso per non lasciar quella presentazione una semplice “unica volta”.

 

Passano tra anni e mezzo e arriviamo così al 7 ottobre 2017. L’ora è sempre la stessa; il clima, pur passando da primavera ad autunno, anche. La quantità di gente di fronte a me, fortunatamente, pure. Non cambia il tema, che è sempre quello, la Chiesa Vecchia. Cambia lo scenario: non più San Rocco, dove, fortunatamente, da quel 6 aprile di polvere non se ne è più fermata e l’impegno dei suoi tanti “Amici” l’ha trasformata nella casa di tanti eventi e mostre d’arte. A farci ombra, infatti, la protagonista del nostro racconto, ancora ferita, certo, ma non più grave come allora. Ancora bisognosa di cure ma, per ora, nuovamente al sicuro.

 

Chi è che è cambiato, forse, nel frattempo, sono io. Studio storia adesso e ho deciso di credere che il parlare in pubblico di argomenti come questo potrebbe essere davvero il mio futuro. Nelle mani stringo un libretto, frutto delle fatiche di tre anni e mezzo prima, racchiuse sotto il semplice titolo di La Chiesa di San Pietro a Condove. C’è un motivo per cui ho deciso di stamparlo, alla fine: penso che la conoscenza sia una via eccezionale per il rispetto. Se conosci la storia di qualcosa, di una comunità, di un edificio come una chiesa, che di quella comunità è casa e centro spirituale, alla fine comprendi meglio il valore di quei muri che il tempo ha reso un po’ scrostati e t’impegni affinché rimangano lì e quella storia, che è patrimonio, possa essere ancora raccontata.

 

Il mio contributo è stato piccolo: mi son limitato ad abbozzare una cronaca, in un’ottantina di pagine, specificando anche nell’introduzione che essa non è altro che un punto di partenza. Per me, per chi, leggendo, conoscendo, voglia approfondire. Per non dimenticarsi che quella Chiesa Vecchia, così a lungo dimenticata da rischiare di perderla per sempre, racconta nelle sue pietre la nostra storia. Racconta quella di una comunità, quella di un paese, quella di ciascuno di noi. Nel mio caso, è stata compagna e punto di partenza di un cambiamento, di una consapevolezza che mi ha reso una persona diversa. È anche per questo che m’impegno a difenderla. Grazie, ancora una volta, a Mons. Iovine, che mi coinvolse all’epoca e mi ha concesso, insieme agli amici dell’Azione Cattolica, padroni di casa quel 7 ottobre (l’evento, infatti, si svolse all’interno del percorso della mostra Azione Cattolica: storia di fede e spiritualità), di vivere questo secondo capitolo del mio viaggio insieme alla Chiesa Vecchia. In attesa del percorso ancora da scrivere…

 

 

 

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